Day 8
27.02.2010 - Marrakesh 

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Nel nostro alberghetto "Assia" la giornata inizia sul tetto dell'edificio. Colazione in tenda.

Ore 8.30. Fuori ci aspetta Akim, una guida che parla italiano, e che ci accompagnerà alla scoperta della città.

Prima tappa la piazza Djemaa el Fna la più famosa di tutto il Maghreb. Alla mattina è abbastanza deserta e punteggiata solo da qualche baracchino di arance.
Tiriamo diritti verso la moschea più grande: la Kutubiya con l'appariscente minareto. Sono visibili ancora le prime fondamenta e le prime pietre.... solo a costruzione iniziata si sono accorti che l'orientamento del progetto iniziale non era corretto. Hanno dovuto ricominciare i lavori poco più in là.... che fine hanno fatto l'architetto ed il capo cantiere?

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colazione in tenda
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Lapiazza semi deserta
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Kutubiya

 

 

Passiamo davanti al hotel Mamounia (dicono il 14° miglior albergo della classifica mondiale) ed usciamo dalle mura della città. Fa caldo. La temperatura è di 32°C. Per fortuna il vento ci da un po' di sollievo. E' strano. Ieri eravamo sugli sci.

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hotel mamounia
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vento forte
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stop

 

 

Con una mezz'oretta di camminata lungo un viale dritto dritto e contornato di aranceti, giungiamo ai giardini reali. Più che di giardini si tratta di un uliveto piantato. Spicca la grande vasca d'acqua che una volta veniva utilizzata dall'esercito per addestrare i militari al nuoto. Ora ci sguazzano le carpe e ogni tanto vengono organizzati spettacoli musicali e teatrali sulla sua superficie.

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vie
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gvasca nel giardino reale
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dromedari nel giardino realei

 

 

Un taxi (50dh) ci deposita davanti  al Palais de la Bahia, il palazzo del Visir. Entriamo (10dh). Akim ci fa da guida spiegandoci sala per sala a cosa veniva adibita. Belli i soffitti in legno finemente lavorati. Quello che si nota è la completa assenza di mobili e arredamento, fatta eccezione per alcuni armadi a muro.

"Ora rimanete sulla destra possibilmente in fila indiana e fate attenzione ai motorini kamikaze". Così ci raccomanda Akim prima di entrare nel centro della città. Ihalla.. Ihalla... facciamo un breve passaggio nella medina per raggiungere un altro punto d'interesse della città: l'università.

50 dirham ed entriamo nell'università/museo. Anche qui il lavoro degli artigiani sul legno e sulle rifiniture dei balconi è davvero notevole. Visitiamo le cellette degli studenti ed i luoghi dove passavano le giornate di studio. Interessante.

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tappeti su per i muri
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palazzo del visir
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Palais de la Bahia
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colori di spezie
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hammam
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università
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alloggio studenti
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colori locali
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cianfrusaglie?

 

 

Usciti dall'università ci aspetta un breve giro a piedi. Un po' di folklore locale tra le vie e le piazzette della medina. Akim ci conduce in una erboristeria. Un marocchino in camice bianco ci spiega, in italiano, le proprietà delle spezie e dei preparati di loro produzione.

Comperiamo qualcosa come souvenir del Marocco. Forse c'è un accordo da Akim e l'erboristeria? Una percentuale? Non lo so. Ma la visita è stata molto interessante.  Roberto approfitta per un massaggio alla cervicale con non so quale olio miracoloso.

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ancora colore
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arance
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pentole tajine
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macelleria con dietro bestiame vivo
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forno comune
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Roberto in massaggio

 

 

Altro giro interessante tra le viuzze e le case rigorosamente tutte di un color rosso ocra. Dicono che il colore sia stato imposto per rilassare un minimo gli occhi dal riverbero del sole. Il bianco sarebbe stato accecante.

Ci fermiano in una via di mezzo tra un bar ed un  ristorantino. E' l'ora del tajine di pollo con il limone.

20 dh per un altro taxi ed eccoci alla tomba di una famosa dinastia di sultani. Quella dei Saadiani. La più gettonata è la tomba del fondatore della dinastia. Indovinate come si chiamava..... esatto... Mohamed pure lui! Akim ci racconta che nel 1600 gli Alaouiti conquistarono Marrakesh e la rasero praticamente al suolo. Risparmiarono solo queste tombe, per la loro bellezza e la loro sacralità.

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negozi ovunque
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sagra delle olive
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dormire in carretto
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pesce fresco
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cicogne sui tetti
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tartaruga alla tomba di Mohamed

 

 

Ora entriamo finalmente nel vero cuore pulsante della città. Il sukh. La così detta città mercato.

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scorcio
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acqua su polvere

 

 

In tutte le grandi città che ho visitato c'è sempre una zona pedonale. Piena di negozi. Turistica. Di solito si tratta di una grande via con le relative trasversali e al limite di una piazza. Qui la zona pedonale non c'è. Questa è una CITTA' pedonale. O meglio una città nella città dove l'unico scopo è quello del commercio. E' il sukh. E' un intricato intreccio di stradine completamente piene zeppe di venditori di ogni tipo. E' un continuo susseguirsi di banchetti, di tappeti, di argenteria, di colori, di datteri, di dolcetti al miele, di pesce più o meno fresco, di terracotte, di macellerie con le galline ancora vive, di piatti in porcellana, di venditori di arance, frutta, verdura, olive, spezie.

Un continuo fluire di gente. Perlopiù turisti ma anche marocchini locali. E tra loro spiccano i venditori ambulanti. Quelli che non hanno trovato un posto per piazzare la bancarella. Ci sono quelli vestiti in modo appariscente, che fanno casino con le loro bisacce e vendono acqua ma fanno più affari chiedendo qualche dirham ai turisti per una foto. Sembrano quasi dei pagliacci. Si, paiazi!!

Ci sono quelli vestiti "normalmente" che vendono di tutto. Quelli che non vendono nulla ma ti chiedono la carità. O quelli che gironzolano facendo saltellare nella mano una pila di monete dal caratteristico tintinnio. Vendono soprattutto sigarette. Anche una sola se vuoi. E poi ci sono quelli che ti fanno venire un accidente. Sventolandoti all'improvviso un serpente sotto il naso. Solo dopo l'infarto ti accorgi che è finto, in legno. L'impressione è che più che i serpenti di legno vogliano venderti qualcos'altro. Hashish?

Ogni tanto si vede un negozio un po' più grande. Vicino alla classica bancarella trovi un vecchio garage tappezzato di coloratissime scarpe. Si proprio quelle a punta in stile arabo. E magari nell'angolino trovi un vecchio berbero incappucciato che per pochi dirham è disposto a lustrarti le scarpe.

C'è chi è indaffarato a buttar acqua davanti alla sua merce per limitare l'alzarsi della polvere. O c'è il calzolaio, immerso nella polvere, che a martellate aggiusta tacchi di scarpe.

C'è anche chi, apparentemente, non vende nulla. Rimane seduto a guardare i turisti. Con una faccia losca... furbesca... da marocchino italiano.... e che magari.... sotto sotto... è buono come il pane. Sì. Buono proprio come il pane arabo. Quello che ancora oggi la gente del posto lo porta a cucinare nel forno comune. 1 dirham per pagnottella.

Nomi delle vie? Numeri civici? Cosa sono? Qui non abita nessuno. Qui si solo vende.

E la domanda che sorge spontanea è.... ma come fanno a vendere?  Sono troppi! Tutti attaccati uno all'altro. Tutti che vendono più o meno lo stesso tipo di merce. Mah... un mistero... Inshallah! Inshallah! Dicono da queste parti. Se Allah vorrà oggi venderemo qualcosa. E se non sarà oggi sarà domani.

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moschea koutoubia
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unico fedele in tutta la città
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carretti per strada
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colorificio di lana
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venditor de straze
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souk
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souk
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datteri
 

 

 

Giriamo per queste vie. Prima affascinati, poi incuriositi ed infine completamente rintronati dagli odori e dai colori contrastanti. E' scioccante!

Usciamo a prendere aria proprio nella vasta piazza principale. La Djemaa el Fna. Sono ormai le 17.00 e sorseggiando un te alla menta dal terrazzo di un bar osserviamo la piazza che piano piano si sta animando. Stanno montando tendoni, stanno preparando banchetti, panchine, griglie, carretti. Cominciano ad arrivare gli "artisti di strada". Tutti si stanno preparando per la serata.

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preparativi el fna

 

 

Noi pure. Un attimo di fiato in albergo. Una cena volante a base di kebab e poi.... splash... un tuffo nella vita serale della magnifica piazza.

Siamo in periodo di festività. E' sabato e qui festeggiano il natale mussulmano, la nascita del profeta..... Mohamed ovviamente.

Una fiumana di gente anima le vie che confluiscono in piazza. E proprio nella piazza c'è la bolgia. Chi mangia verdure, spiedini, lumache, tajine. Ma anche le più occidentali patatine fritte o calamari. Sembra di essere in un'enorme sagra. E tra i fumi delle cucine da campo si esibiscono ballerini, danzatori, ragazzi che giocano a pugilato. C'è chi gioca a minigolf. Chi a calcio di precisione facendo passare la palla tra 2 candele accese. Ci sono gli incantatori di cobra. Si. Proprio come nei film. In realtà questi, più che i cobra, tentano di incantare i turisti.
Gli ammaestratori di scimmie? Sì, ci sono anche loro. C'è chi pesca bottiglie di coca-cola con un bastone di legno. Chi si fa tatuare con gli hennè o chi sfida galline e criceti. Qui si inventano di tutto pur di attirare l'attenzione del turista.

E' un enorme e affascinante teatro di strada.

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Hennè
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Scimmie
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Incantatori di serpenti
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La piazza inizia ad animarsi
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Qua comincia a esser casin
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Lumache
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fumi di griglia
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verdure
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la piazza di sera

 

 

Oggi non abbiamo sciato. Non abbiamo fatto dislivello. Non abbiamo affrontato la montagna, il ghiaccio e la neve. Ma la stanchezza c'è. L'impatto con il mondo tutto particolare di Marrakesh si è fatto sentire.

Dopo una settimana di astinenza... è ora di farsi una birra. Troviamo un albergo dove vendono alcolici. Non è facile qui in Marocco. All'interno solo turisti. I mussulmani non bevono e non vogliono veder bere. Forse non si fermeranno a pregare 5 volte al giorno al richiamo del muezing. Ma sul fatto degli alcolici sono intransigenti.

Di sicuro è un punto a favore dei tanto bistrattati marocchini. Magari fumeranno o si faranno di qualcos'altro... ma per le strade non ci sono bottiglie rotte, gente ubriaca e odore di vomito come succede sempre nelle grandi città occidentali.

 

Andiamo a dormire, stanchi ma con il sorriso sulle labbra e gli occhi ancora pieni di colori e movimento.

 

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